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Questo è il tuo tempo: ricominciare a settembre

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Con settembre, il ritmo delle giornate cambia. Dopo settimane in cui le routine si allentano, il rientro porta spesso con sé una miscela di energia, aspettative e tensione.

 

Non si tratta solo di organizzazione o di impegni che ripartono, ma di un vero passaggio psicologico che può rendere più evidenti ansia, affaticamento mentale e autocritica.

 


È una condizione frequente e comprensibile. Nei momenti di transizione, il sistema nervoso viene sollecitato più intensamente e la mente tende ad accelerare, anticipando problemi, compiti e possibili errori. La sensazione di essere “in bilico” non indica una difficoltà personale, ma una risposta adattiva al cambiamento.

 

In questi passaggi può essere utile ricordare le parole di Thich Nhat Hanh::

 

“Questo è il tuo tempo. Questo posto dove ti siedi è il tuo posto. È proprio in questo punto e in questo preciso momento che si può diventare illuminati. Non devi sederti sotto un albero speciale in una terra lontana. Esercitati così per qualche mese, e inizierai a conoscere una delizia profonda e rinnovata”

 

Non come invito astratto alla calma, ma come indicazione pratica. Non serve attendere condizioni ideali per ritrovare stabilità. Il lavoro può iniziare da qui, dall’esperienza presente, così com’è.

 

Cosa succede nella nostra mente

Nei giorni del rientro è comune notare una mente che accelera: cosa devo fare prima, cosa rischio di dimenticare, cosa non ho fatto abbastanza bene. Questi pensieri non sono casuali, ma riflettono specifiche modalità di funzionamento del nostro sistema emotivo.

 

Qui la mindfulness aiuta a fermarsi, a sentire il corpo, a riconoscere che ogni respiro può diventare un punto di appoggio. Ma spesso non è sufficiente. È qui che entra in gioco la Compassion Focused Therapy, che da anni è parte del mio modo di lavorare.

 

Nella CFT impariamo a riconoscere i nostri tre sistemi di regolazione emotiva:

 

1. Sistema della Minaccia: si attiva quando percepiamo ansia, autocritica, senso di inadeguatezza. A settembre questo sistema “scatta” facilmente: pensieri come “Non ce la farò”, “Sono già in ritardo”, “Non sono abbastanza organizzato” riempiono la mente.

2. Sistema della Spinta (Drive): è l’energia del fare, del progettare, del raggiungere. È prezioso perché ci motiva, ma quando prende il sopravvento diventa una corsa senza respiro. È la voce che sussurra: “Devi fare di più, più in fretta, meglio.”

3. Sistema dell’Accudimento (Soothing): il più spesso trascurato, ma vitale. È il sistema che regola, calma, nutre. Non cancella i problemi, ma cambia il modo in cui ci stiamo dentro. È come l’abbraccio di un amico, la mano che ti ricorda: “Non sei sola, puoi fermarti un attimo.”

 

La comprensione dei sistemi emotivi diventa realmente utile quando incontra l’esperienza quotidiana. Non solo nella stanza di terapia, ma nei momenti ordinari della giornata, spesso brevi e poco visibili, in cui l’attivazione è ancora alta e le risorse iniziano a diminuire.

 

Quando mi siedo, anche solo cinque minuti alla fine di una giornata intensa, dopo aver messo a letto i bambini, mi rivolgo al mio Sé compassionevole. Lo immagino con un volto calmo, una voce calda, un cuore ampio. In quel momento, non devo cancellare ansia, stanchezza o pensieri, so che posso lasciarli scorrere senza farmi travolgere. 

 

Questo è il cuore della CFT: non eliminare la sofferenza, ma cambiare il modo in cui ci relazioniamo ad essa, con coraggio, gentilezza e saggezza.

 

Un rituale semplice: RAIN

 Tra gli strumenti pratici condivido il metodo RAIN di Tara Brach, un’insegnante di meditazione e di self compassion statunitense che apprezzo molto.

E' un esercizio breve, efficace, accessibile a tutti e richiede poco tempo:

 

R – Riconosci ciò che c’è.Ecco l’ansia, ecco la stanchezza.”

A – Accogli senza lottare.È naturale sentirmi così, dopo settimane intense.”

I – Indaga con gentilezza: dove sento questa emozione nel corpo? Che tono ha la mia voce interna?

N – Nutri con cura: una mano sul cuore, un respiro lento, una frase di sostegno come “Va bene così. Puoi ripartire piano. Sei umano.”

 

Non si tratta di svuotare la mente, ma di imparare a stare con ciò che c’è senza esserne travolti.

 

Crea un “luogo interiore sicuro”

L'insegnamento più prezioso, a mio avviso, che prendiamo dalla self-compassion è che la sicurezza non va cercata fuori, ma coltivata dentro. Anche quando fuori tutto è frenetico, dentro possiamo costruire piccole oasi!

 

Ci sono piccole cose o gesti, semplici ma trasformativi:

 

• Prima di iniziare una qualche attività, esempio prima di aprire la posta mail: tre respiri profondi, con i piedi ben piantati a terra.

 

Tra un compito e l’altro: 30 secondi per chiedermi “Come sto adesso? Cosa mi serve in questo momento?”

 

Alla sera: ringraziare me stessa anche solo per una cosa fatta con presenza (non per tutto ciò che ho spuntato nella lista di cose da fare).

 

Non è perfezione spirituale. È cura emotiva quotidiana.

 

Essere mamma mi ha insegnato che il presente non aspetta. I bambini non ti chiedono se sei pronta, semplicemente ti trascinano nel gioco, nella sabbia, nella fatica e nella meraviglia. La mindfulness e la compassion non mi hanno regalato giornate “più facili”, ma mi hanno dato strumenti per esserci dentro con più gentilezza.

 

E questo vale per chiunque: non devi essere genitore per sentire la pressione di settembre. Può essere il ritorno in ufficio, un nuovo progetto, il rientro agli studi. In ognuno di questi scenari, coltivare presenza e accudimento fa la differenza.

 

 

Ti invito a fermarti ora, proprio mentre leggi:

  •  inspira ed espira una volta con più lentezza,
  •  riconosci come ti senti,
  • offriti una parola gentile.

 

Perché, come ricorda Thich Nhat Hanh, questo è il tuo tempo, e questo è il tuo posto. Non altrove, non domani. Qui.

 

Bibliografia

Brach, T. (2012). True Refuge: Finding Peace and Freedom in Your Own Awakened Heart. Bantam Books.

 

Nhat Hanh, Thich. (1991). The Miracle of Mindfulness: An Introduction to the Practice of Meditation. Beacon Press.

 

Gilbert Paul, (2010). The Compassionate Mind. Constable & Robinson.

 

 


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