Benvenuti.

Questo spazio nasce per offrire un luogo di riflessione, ascolto e approfondimento sui temi della mindfulness, della compassione e del benessere psicologico.

 

Qui condivido articoli, pratiche ed esperienze cliniche che aiutano a comprendere meglio il funzionamento della mente, delle emozioni e delle relazioni, con particolare attenzione alla regolazione emotiva, alla cura di sé e alla qualità della presenza nella vita quotidiana.

 

Credo nella mindfulness e nella compassione non come tecniche da applicare, ma come percorsi interiori capaci di sostenere le persone nei momenti di difficoltà, di cambiamento e di crescita, aiutando a ridurre l'autocritica, i pensieri negativi e a costruire un senso più profondo di sicurezza e calore verso se stessi.  

 

Se senti il bisogno di fermarti e dare più spazio a ciò che accade dentro di te, questo può essere un luogo da cui iniziare.

 


"Onde anomale" fanno parte della vita

Nel corso della nostra vita attraversiamo momenti in cui ci troviamo a navigare in mari più agitati del previsto:

le emozioni diventano più intense, i pensieri si affollano, e può essere difficile ritrovare calma e direzione.

 

A volte ci si sente confusi o smarriti, come se mancasse una boa a cui orientarsi, un punto fermo nel movimento delle cose.

 

In questi momenti non servono risposte immediate, ma uno spazio in cui fermarsi e osservare con maggiore chiarezza ciò che accade dentro di noi.

“Non possiamo fermare le onde, ma possiamo imparare a cavalcarle.”

— Jon Kabat-Zinn


Come posso attraversare queste "onde"?

Praticare la mindfulness e coltivare compassione significa sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e imparare a stare con ciò che accade, senza giudizio.

 

Non per evitare le onde, ma per costruire dentro di noi un faro di presenza e calore e stabilità, capace di orientarci nei momenti più difficili.

 

Queste pratiche possono diventare un sostegno concreto nei periodi di stress, cambiamento o difficoltà, aiutandoci a ritrovare equilibrio e fiducia, passo dopo passo.

 



Il mio approccio

Quando una persona decide di iniziare un percorso di psicoterapia, porta con sé una storia unica. 

Per questo il modo in cui lavoro integra psicoterapia, mindfulness e pratiche di compassione, per aiutare le persone a lavorare con ansia, autocritica e difficoltà relazionali, in modo da creare una base interna di maggiore sicurezza e stabilità.

Picoterapia umanistica Rogers - sostegno aiuto realizzazione personale
meditation mindfulness - momento presente e presenza mentale


Aree di supporto e sviluppo personale

Hai preoccupazioni o pensieri ricorrenti che ti impediscono di trovare calma e chiarezza? Ti senti spesso ansioso, arrabbiato o insoddisfatto? Le relazioni sul lavoro o in famiglia ti creano difficoltà? Stai attraversando un periodo di cambiamenti o di sfide personali? 

 

Se queste domande ti risuonano, scopri come posso supportarti in ciascuna area della tua vita.

 

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Ultime dal Blog:

Come capire se la terapia sta funzionando: 6 segnali di cambiamento reale

Rami di ciliegio in fiore che si riflettono sull’acqua durante la primavera a Kamimeguro.
Kamimeguro, 4 aprile 2018

Se ti sei mai chiesta: Come faccio a sapere se la terapia sta funzionando?”. Tranquilla, non sei sola.

È una domanda molto frequente, soprattutto quando il percorso di psicoterapia è già iniziato da un po’. La terapia richiede tempo, disponibilità emotiva, energia, e spesso anche un investimento significativo. È naturale, a un certo punto, chiedersi se tutto questo stia producendo un cambiamento reale.

 

 

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7 abitudini di compassione per vivere con meno perfezionismo e più serenità

“Ombra di un fiore sulla parete illuminata dalla luce di una finestra: un’immagine che evoca calma e auto‑compassione.”

In psicologia, il perfezionismo non coincide con il semplice desiderio di fare le cose bene. A fare la differenza non è puntare in alto, ma il modo in cui una persona si valuta quando non raggiunge ciò che si aspetta da sé.

Molte persone perfezioniste ottengono buoni risultati, sono affidabili, responsabili e attente ai dettagli. Eppure convivono con la sensazione di non fare mai abbastanza.

Terminato un compito, la mente si sposta subito su ciò che manca. Ricevuto un complimento, trova immediatamente un difetto. Raggiunto un obiettivo, ne fissa subito un altro. Come se esistesse sempre un gradino in più da salire prima di sentirsi finalmente all’altezza.

Il perfezionismo spesso inizia come una forma di protezione. Ti aiuta a sentirti competente, preparato, capace di evitare errori e delusioni. Ma con il tempo può trasformarsi in una voce interna severa che accompagna ogni esperienza con lo stesso messaggio:

Sì, ma potevi fare di più.”

La letteratura scientifica descrive il perfezionismo come un costrutto complesso, in cui standard elevati e autocritica tendono a intrecciarsi. Non è l’impegno in sé a creare sofferenza, ma il modo in cui trattiamo noi stessi quando non raggiungiamo gli standard che ci siamo imposti.

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Se la tua vita è una tempesta, getta l’ancora

piccola barca ferma su acqua calma, in un paesaggio luminoso e silenzionso

Hai presente quei momenti in cui la mente corre senza sosta? Ripensi a ciò che è successo, immagini scenari futuri, spesso catastrofici, e cerchi una soluzione immediata a ciò che stai provando. Più cerchi di calmarti, però, più l’ansia sembra aumentare.

È un’esperienza molto comune. Quando arrivano emozioni difficili come paura, tristezza o rabbia, il nostro primo impulso è spesso quello di eliminarle o controllarle.

Secondo Russ Harris, medico e psicoterapeuta australiano tra i principali divulgatori dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), è proprio questa lotta a mantenerci intrappolati nella sofferenza.

Per spiegare un’alternativa, Harris usa una metafora semplice ma potente: immagina di essere su una barca in mezzo a una tempesta.

Le onde rappresentano le emozioni intense, il vento i pensieri che affollano la mente, le correnti le preoccupazioni che ci trascinano lontano da ciò che conta. In una situazione del genere, è naturale voler fermare la tempesta. Eppure, per quanto ci sforziamo, non possiamo controllare il mare.

Spesso reagiamo cercando di combattere ciò che proviamo: ci diciamo che non dovremmo essere ansiosi, che dovremmo essere più forti, più sereni o più sicuri. Oppure rimandiamo la vita a quando ci sentiremo meglio.

Ma più lottiamo contro le onde, più rischiamo di esaurire le nostre energie.

Come sottolinea Russ Harris, il problema non sono le emozioni difficili in sé, ma la battaglia che ingaggiamo contro di esse. È qui che entra in gioco una strategia diversa. Invece di cercare di controllare la tempesta, possiamo imparare a gettare l’ancora.



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Questo è il tuo tempo: ricominciare a settembre

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Con settembre, il ritmo delle giornate cambia. Dopo settimane in cui le routine si allentano, il rientro porta spesso con sé una miscela di energia, aspettative e tensione.

 

Non si tratta solo di organizzazione o di impegni che ripartono, ma di un vero passaggio psicologico che può rendere più evidenti ansia, affaticamento mentale e autocritica.

 


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Cosa significa vivere lentamente? Slow Living & Mindfulness

panni stesi al sole in un'immagine di vita lenta e slow mindfulness

Andando piano, avrete tutto il tempo di pensare, riflettere, osservare, approfondire e mantenervi calmi.

 

La lentezza non è solo assenza di fretta. È una qualità dell’attenzione. È la possibilità di abitare davvero i gesti che facciamo. È un invito alla consapevolezza.

 


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