Da una ricerca dell'Università della Virginia, il tuo cervello riceve più di 11 milioni di bit di informazioni, in un dato momento. A questa enorme mole di stimoli, tra pensieri e sensazioni, difficili da gestire, succede spesso che si risponde automaticamente con reazioni di stress, panico, agitazione. Questo succede perché manca uno spazio tra lo stimolo e la risposta.
E' necessario, durante giornata, trovare un momento per fermarti, osservare come la tua mente elabora le informazioni che arrivano, e avere il tempo di scegliere deliberatamente la risposta più adeguata. Per prenderti cura del tuo benessere mentale, dedica qualche minuto al giorno a creare spazio attraverso pause di meditazione e a portare consapevolezza nella tua vita.
Utilizza qualche esercizio proposto per te in questa pagina. E poi respira, sorridi, e sii grato di quello che hai!
Qual è la prima cosa che fai appena apri gli occhi al mattino? Se la risposta è "prendo il cellulare per controllare messaggi o mail", sappi che sei in buona compagnia con tanti di noi che potrebbero iniziare la giornata stressati e agitati.
E se invece ti prendessi qualche minuto, prima di tirarti giù dal letto, per uscire dal mondo ovattato dei sogni?
Potresti prima stiracchiarti e sbadigliare, e darti il buongiorno. E poi prendere qualche respiro, sintonizzarti con le sensazioni del tuo corpo, e ascoltare la quiete e silenzio intorno. Consapevolemente, mentre sei ancora disteso nel letto.
Ci vuole forza e tranquillità mentale per affrontare la giornata. Concediti tempo e prova questa pratica di Jon Kabat Zinn...
Le ricerche dimostrano che esprimere gratitudine è un vantaggio per tutti: per chi riceve, chi ne da, e chi ne è testimone.
Martin Seligman sostiene che "la gratitudine può rendere la vita più felice e più soddisfacente. Quando ci sentiamo grati, beneficiamo del piacevole ricordo di un evento positivo nella nostra vita. Inoltre, quando esprimiamo la nostra gratitudine agli altri, rafforziamo il nostro rapporto con loro".
Il beneficio quindi non è solo ricevere ma è anche dare. Portare la gratitudine nella tua vita ha un vantaggio psicologico e sociale, oltre che fisico.
Come ogni altra cosa nella vita, puoi coltivare i benefici di gratitudine attraverso la pratica.Ti propongo un esercizio del maestro Thicht Nhat Hann...
Riesci a ricordare quante volte nella vita hai pensato "Se solo avessi questo... riuscirei a raggiungere i miei obiettivi!", oppure "Mi piacerebbe tantissimo farlo... ma ho paura”, “non credo di essere portato per... non mi sento pronto”? Sono sicura che l’hai pensato tante volte.
L'autostima è un potente motore per il proprio successo, e le proprie relazioni.
La buona notizia è che non è una caratteristica genetica, una qualità fisica, o un dono. E’ qualcosa che puoi costruire.
Uscire della zona di comfort, assumere un rischio, o affrontare una sfida, spaventa. Ma puoi cambiare il tuo rapporto con l'insicurezza. La vera fiducia in sè non è l'assenza di insicurezza, ma è una relazione nuova con essa. Prova questo esercizio di cambiamento...

Se ti sei mai chiesta: “Come faccio a sapere se la terapia sta funzionando?”. Tranquilla, non sei sola.
È una domanda molto frequente, soprattutto quando il percorso di psicoterapia è già iniziato da un po’. La terapia richiede tempo, disponibilità emotiva, energia, e spesso anche un investimento significativo. È naturale, a un certo punto, chiedersi se tutto questo stia producendo un cambiamento reale.
In psicologia, il perfezionismo non coincide con il semplice desiderio di fare le cose bene. A fare la differenza non è puntare in alto, ma il modo in cui una persona si valuta quando non raggiunge ciò che si aspetta da sé.
Molte persone perfezioniste ottengono buoni risultati, sono affidabili, responsabili e attente ai dettagli. Eppure convivono con la sensazione di non fare mai abbastanza.
Terminato un compito, la mente si sposta subito su ciò che manca. Ricevuto un complimento, trova immediatamente un difetto. Raggiunto un obiettivo, ne fissa subito un altro. Come se esistesse sempre un gradino in più da salire prima di sentirsi finalmente all’altezza.
Il perfezionismo spesso inizia come una forma di protezione. Ti aiuta a sentirti competente, preparato, capace di evitare errori e delusioni. Ma con il tempo può trasformarsi in una voce interna severa che accompagna ogni esperienza con lo stesso messaggio:
“Sì, ma potevi fare di più.”
La letteratura scientifica descrive il perfezionismo come un costrutto complesso, in cui standard elevati e autocritica tendono a intrecciarsi. Non è l’impegno in sé a creare sofferenza, ma il modo in cui trattiamo noi stessi quando non raggiungiamo gli standard che ci siamo imposti.
Hai presente quei momenti in cui la mente corre senza sosta? Ripensi a ciò che è successo, immagini scenari futuri, spesso catastrofici, e cerchi una soluzione immediata a ciò che stai provando. Più cerchi di calmarti, però, più l’ansia sembra aumentare.
È un’esperienza molto comune. Quando arrivano emozioni difficili come paura, tristezza o rabbia, il nostro primo impulso è spesso quello di eliminarle o controllarle.
Secondo Russ Harris, medico e psicoterapeuta australiano tra i principali divulgatori dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), è proprio questa lotta a mantenerci intrappolati nella sofferenza.
Per spiegare un’alternativa, Harris usa una metafora semplice ma potente: immagina di essere su una barca in mezzo a una tempesta.
Le onde rappresentano le emozioni intense, il vento i pensieri che affollano la mente, le correnti le preoccupazioni che ci trascinano lontano da ciò che conta. In una situazione del genere, è naturale voler fermare la tempesta. Eppure, per quanto ci sforziamo, non possiamo controllare il mare.
Spesso reagiamo cercando di combattere ciò che proviamo: ci diciamo che non dovremmo essere ansiosi, che dovremmo essere più forti, più sereni o più sicuri. Oppure rimandiamo la vita a quando ci sentiremo meglio.
Ma più lottiamo contro le onde, più rischiamo di esaurire le nostre energie.
Come sottolinea Russ Harris, il problema non sono le emozioni difficili in sé, ma la battaglia che ingaggiamo contro di esse. È qui che entra in gioco una strategia diversa. Invece di cercare di controllare la tempesta, possiamo imparare a gettare l’ancora.
Con settembre, il ritmo delle giornate cambia. Dopo settimane in cui le routine si allentano, il rientro porta spesso con sé una miscela di energia, aspettative e tensione.
Non si tratta solo di organizzazione o di impegni che ripartono, ma di un vero passaggio psicologico che può rendere più evidenti ansia, affaticamento mentale e autocritica.
Sono Psicologa e Psicoterapeuta (iscritta all’Albo dal 2007, n. 15130) e svolgo colloqui a Treviso e online.
Integro Mindfulness e Terapia Focalizzata sulla Compassione, approcci che aiutano ad affrontare stress ed emozioni intense con maggiore stabilità e cura di sé.
Mi rivolgo in particolare a donne che attraversano periodi di auto‑critica, stanchezza emotiva o cambiamento, offrendo una relazione terapeutica basata su rispetto, gentilezza e uno sguardo non giudicante.
Se senti che il mio approccio risuona con te, puoi scrivermi liberamente.
Un primo scambio via email può aiutare a capire se questo percorso è adatto a te: 📧 [email protected]